La storia del Museo e del territorio dell’Eur

MuseoStorico

bollettino_museo Il museo è nella piena proprietà del Ministero dello Sviluppo economico ed il suo patrimonio è stato dichiarato dal MIBAC “di interesse culturale e sottoposto a tutela”. Il primo atto che segna la nascita del Museo storico risale al 1878, quando Ernesto D’Amico, Direttore Generale dei Telegrafi d’Italia, dispose che presso l’Ufficio Tecnico dei Telegrafi di Firenze si cominciassero  a raccogliere apparati e materiali telegrafici provenienti dagli “Officii telegrafici” degli Antichi Stati Italiani e caduti in disuso dopo l’unificazione del Regno d’Italia.
Il 26 dicembre 1890, con apposita circolare, il Ministro Pietro Lacava, titolare del Ministero delle Poste e dei Telegrafi, avvertendo l’esigenza di fondare un museo dedicato alla Posta e di affiancarlo a quello telegrafico, impartì le direttive per l’organizzazione e la classificazione di tutti gli oggetti atti a testimoniare, nel corso dei tempi, l’evoluzione della storia delle “comunicazioni” particolarmente collegate allo sviluppo della società ed al progresso della tecnica.
L’On. Emilio Sineo chiamato, nel 1897, a reggere il Dicastero delle Poste e dei Telegrafi, apportò un sostanziale incremento all’attività museale sviluppando nuove accessioni, acquisizioni, donazioni da parte di privati, che, nel corso del tempo, hanno contribuito alla formazione di un patrimonio di notevole rilevanza storica.
Al primo nucleo del Museo Storico p.t.   accanto ai cimeli telegrafici si aggiunsero quelli necessari per il buon funzionamento della Posta, con particolare preferenza  per  quelli appartenenti alle Amministrazioni degli Stati preunitari. Quindi accanto agli apparati di trasmissione troviamo divise, punzoni, bolli, sigilli, placchette distintive, cassette d’impostazione, etc.
Dal dicembre 1899 fu direttore della Biblioteca del Ministero e conservatore del Museo storico delle poste, Emilio Diena, illustre filatelista, che mantenne questo incarico fino al 1935. Egli si occupò del riordino e della classificazione dell’intera consistenza patrimoniale e, in particolare, delle collezioni dei francobolli, italiani ed esteri, dei saggi, delle prove di colore, di bozzetti (unici originali esistenti), che a partire dal 1911  continuano ad implementare un patrimonio apprezzato sia dai collezionisti filatelici che dai visitatori italiani e stranieri.
Proprio nell’anno del suo insediamento, durante l’esposizione “Voltiana” organizzata a Como  per celebrare Alessandro Volta nel primo centenario dell’invenzione della pila, si sviluppò un violento incendio che distrusse molti cimeli tra i quali alcuni apparati telegrafici inviati appositamente per l’evento dall’Amministrazione delle Poste.
Nel 1907 l’Istituto Superiore delle Poste e dei Telegrafi assunse la gestione del Museo Telegrafico trasferendone i cimeli presso la sede di Roma.
Nel 1939  per la custodia e la conservazione dei cimeli riguardanti il Museo Postale vennero individuati alcuni locali presso l’Ufficio Postale di Roma Prati.
Ma fu solo nel 1959 dopo il lungo periodo bellico che venne finalmente inaugurato e aperto al pubblico il “Museo delle Poste e delle Telecomunicazioni” in occasione della giornata del francobollo del 21 giugno 1959.
Il Museo con il passare degli anni accrebbe notevolmente la consistenza patrimoniale grazie ad una lunga serie di acquisizioni e donazioni per cui si rese necessario il trasferimento presso una sede più ampia. Fu deciso, quindi, nel dicembre del 1977 di trasferire il Museo presso il Ministero delle Comunicazioni nella sede di  Roma EUR , dove venne inaugurato in data 20 febbraio 1982. Dal 2008 tale Ministero fu soppresso e le sue competenze accorpate con l’attuale Ministero dello Sviluppo economico.
 
Breve storia del territorio dell’Eur
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Nel 1935, sulla scia delle precedenti Esposizioni Universali, Giuseppe Bottai, Governatore della città di Roma, propone a Mussolini l’intenzione di organizzare a Roma un’Esposizione Universale, quale “Olimpiade delle Civiltà”. Si stabilisce quale anno di svolgimento della grande manifestazione il 1942 (motivo per il quale prese il nome di E42) a celebrazione del XX Anniversario della Marcia su Roma. Nello stesso anno viene istituito l’Ente Autonomo Esposizione Universale di Roma, e si sceglie un’area di circa 400 ettari, situata nella zona sud di Roma in prossimità dell’abbazia delle Tre Fontane. Nella primavera del 1937 i progettisti del Piano dell’Esposizione (Pagano, Piacentini, Piccinato, Muzio, Rossi e Vietti) espongono il progetto a Mussolini, sotto il coordinamento dell’Architetto Marcello Piacentini che, già noto per il Piano della Città Universitaria a Roma e per la realizzazione del Palazzo dell’Industria in via Veneto. Nell’ultima versione del progetto, redatta nel 1938, Piacentini assunse il controllo diretto e completo dell’impianto urbanistico generale insieme al Servizio Architettura dell’Ente, relegando Pagano e gli altri a ruoli secondari. Lo schema progettuale segue la matrice tipica dei castra romani, con l’inserimento in successione di edifici concepiti come quinte sceniche; l’impianto generale del Piano ripropone il sistema del cardo e del decumano, e si attesta sulla via Imperiale come cardo massimo (odierna via Cristoforo Colombo), asse che avrebbe congiunto Roma al mare. La struttura definitiva dell’Esposizione, redatta nel ’39, prevede significative modifiche nella sistemazione del primo piazzale d’ingresso con l’introduzione delle esedre dei due edifici dell’INA e dell’INPS, nella zona del grande bacino artificiale del Lago e in quella retrostante la sistemazione del giardino delle cascate. Per la costruzione degli edifici di maggior rilievo vengono banditi quattro concorsi, a cui si aggiunge un quinto concorso, quello per la costruzione del Palazzo dell’Acqua e della Luce, che tuttavia rimane incompiuto. I monumenti dell’EUR testimoniano tuttora quello che fu definito “utopia e scenario del regime”, in quanto l’E42, per i noti eventi bellici, non ebbe luogo e le strutture permanenti non furono completamente realizzate. Tra queste vanno ricordate: la Porta del Mare di Libera e il Teatro Imperiale di Moretti. La guerra interruppe i lavori e si dovettero attendere gli anni ‘50 perché si ritornasse a discutere del destino del cantiere espositivo, ribattezzato EUR. Attualmente il sistema museale,  comprende i musei del quartiere Eur, con l’intento di promuoverne la conoscenza e valorizzarne il patrimonio, attraverso iniziative culturali e turistiche
 
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